La Casa, le pulizie

I mille e piu’ usi del percarbonato di sodio

Oggi con voi voglio condividere una bella, almeno per me, scoperta: il PERCARBONATO DI SODIO.

Da quando ho scoperto la versatilità di questo prodotto ne sono talmente entusiasta che non solo non ne posso fare a meno ma, non vedo l’ora di condividere  i suoi mille utilizzi. Prima però,  voglio darvi qualche piccola informazione di carattere tecnico in modo da usarlo nel modo più consapevole possibile.

Parto subito con il chiarire che, il percarbonato non esiste in natura, ma è prodotto in laboratorio e a differenza di altri ” igenizzanti / sbiancanti” NON è impattante per l’ambiente; è una sostanza ossidante, cioè libera ossigeno, esattamente come l’acqua ossigenata con cui condivide le stesse proprietà ma, non si attiva nello stesso modo in quanto si presenta in polvere.  Per attivarsi, cioè per liberare ossigeno ed essere efficace, ha bisogno di una temperatura di almeno 40° se contiene TAED ( Tetra acetyl Ethylene ossia l’attivatore del percarborato), altrimenti ci vogliono temperature più alte,almeno, 50°.

Tranquilli,  non avete bisogno di una laurea in chimica per capire a quanti gradi usarlo…. è sufficiente leggere sulla confezione la temperatura giusta. Dopo questa piccola panoramica “tecnica” passiamo a vedere per cosa lo possiamo utilizzare.

Le sue proprietà igenizzanti, sbiancanti e sgrassanti  lo rendono un ottimo alleato per il bucato e le stoviglie sia a  mano che in lavastoviglie, ma anche per la pulizia periodica di questi due elettrodomestici.

Utilizzo in lavatrice

In lavatrice lo consiglio vivamente  come unico e solo additivo da aggiungere al normale detersivo perchè sbianca, igenizza e sgrassa in maniera sublime a basse temperature. Grazie al percarbonato i vostri bianchi potete lavarli a 60° gradi e non solo avrete un bucato impeccabile ma avrete anche dato una mano all’ ambiente evitando il dannoso, anche per le guarnizioni della lavatrice, lavaggio a 90° . Io lo utilizzo tranquillamente  per i colorati chiari ( lenzuola, asciugamani ecc…) sia se faccio il lavaggio a 40° che a 60°, per i tovagliati della cucina è una mano santa. Per i capi scuri invece lo utilizzo con molta parsimonia in quanto tende a farli  leggermente scolorire,  ma valuto volta per volta…. ad esempio se mio figlio si è rotolato sul prato e non aveva l’abito da cerimonia ovviamente ne aggiungo un pò al lavaggio.

Mi raccomando MAI usare sui delicati ( lana, seta…)

Vi faccio una piccola confidenza… il percarbonato è uno dei componenti di molti detersivi  anche del famosissimo igenizzante in polvere  “N….” ma nel celeberrimo igenizzante ne trovate una piccola percentuale, il resto sono sostanze non propriamente salutari nè per l’ambiente, nè per la nostra pelle e nè per il nostro portafogli visto il costo del prodotto!

Oltre ad utilizzarlo come additivo possiamo usarlo come “cura lavatrice” con 30gr di percarbonato ed un ciclo a 60° da 1h a vuoto abbiamo pulito, igenizzato e tolto quei residui che putrefacendosi fanno puzzare la lavatrice.

A breve scriverò un post sulla cura e mantenimento di lavatrice e lavastoviglie così darò risposta a tutte le vostre domande… stay tuned.

Utilizzo per lavare i piatti

In lavastoviglie non c’è molto da fare è sufficiente mettere la quantità consigliata nell’apposita vaschetta e seguire le indicazioni del produttore  ed avviare il lavaggio.

A mano invece qualche piccolo suggerimento di utilizzo devo darlo.

Innanzitutto MAI usarlo a mani nude, usare sempre i guanti .

Mettere nella vasca dove lavate i piatti un cucchiaio di prodotto,  NON aggiungete altro ma, sopratutto affinchè il prodotto si attivi e sia efficace è necessaria acqua moooolto calda, io la faccio sul gas e sono sicura che il prodotto si attiva nel migliore dei modi.

Non fa schiuma ma sgrassa, vetro, ceramica, acciaio, plastica….. e SILICONE meravigliosamente. 

Ebbene si, se volete gli stampi o pentole in silicone perfettamente sgrassati, senza odori e che non rilascino più quella odiosa patina grassa DOVETE usare il percarbonato con acqua molto calda e null’altro, sciacquare bene e finalmente il problema silicone in cucina è risolto.

E’ ottimo anche per lavare bottiglie o contenitori in vetro di olio, senza molta fatica e con un pò di acqua caldissima il contenitore dell’olio sarà bello che sgrassato.

Potete usarlo tranquillamente anche sull’acciaio MA non lucida, pulisce solo.

Dove trovarlo

Il percarbonato puro si trova nei negozi specializzati ad esempio Naturasì o negozi a marchio specifico come “Officina naturae” oppure sui siti internet specializzati e non, anche su amazon lo trovate tranquillamente.

Personalmente uso il percarbonato  PURO  dacchè lo uso sia in cucina che per il bucato. Attualmente sto usando quello della Greenatural ( a dx) ma preferisco quello di Officine naturae e di solito compro da amzon o macrolibarsi.

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(Immagini prese dal web)

Tuttavia non disperate anche i supermercati hanno qualcosa di valido, ad esempio Eurospin per il bucato propone un buon additivo a base di percarbonato  a prezzo molto contenuto.

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Oppure, in qualsiasi supermercato potete trovare il carbonato di sodio ( soda solvay), a cui manca la molecola di acqua ossigenata che lo rende percarbonato, a prezzi contenutissimi e con una buona prestazione. Personalmente, il percarbonato per il bucato lo preferisco di gran lunga al carbonato ( soda solvay).

 

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Qualche precisazione utile

Con il percarbonato non è possibile, a differenza dell’acido citrico o bicarbonato, creare degli spruzzini con il prodotto diluito, il motivo è semplice. Il nostro percarbonato per attivarsi ha bisogno di acqua calda.

Per quanto riguarda l’acqua ossigenata, o come lo chiamano i chimici il perossido d’idrogeno, mi corre l’obbligo di dare qualche informazione. L’acqua ossigenata, proprio quella che si usa per le ferite, è il prodotto più versatile ed ecologico che abbiamo a disposizione, sia come sbiancante che come igenizzante ma, queste sue proprietà si manifestano solo se usiamo quella a 130 volumi debitamente diluita e maneggiata con molta attenzione in quanto in queste concentrazioni è moooooooolto irritante e pericolosa. Tuttavia se qualcuno  di voi volesse cimentarsi nella creazione di  “pozioni” a base di questa sostanza può consultare il sito Mamma Chimica dove si trovano delle fantastiche ricette eco-logiche e tutti i suggerimenti per sfruttare al meglio le ” combinazioni” giuste che la natura ci offre.

ATTENZIONE a non  confondere il percarbonato di sodio con il perborato di sodio, quest’ultimo è stato tolto dal mercato a seguito di molti studi che hanno dimostrato la PERICOLOSITA’ dei derivati del boro, come appunto il PERBORATO di sodio.

Mi auguro di aver dato delle utili ed esaustive informazioni su questo prodotto dai mille usi e qualche strumento in più per una scelta consapevole dei nostri alleati nelle pulizie quotidiane.

E voi quale alleato avete per il bucato e le stoviglie? Aspetto le vostre esperienze e suggerimenti.

A presto!

 

il guardaroba

Organizzare il guardaroba: I trucchi dei Personal Organizer!

Ora che avete iniziato a liberarvi di qualche indumento che non utilizzate più; ora che avete compreso le cause che vi hanno portato ad accumulare così tanta roba e sapete come prevenirle per il futuro; sono certa che state iniziando a vedere, sia pur tra gli spiragli, la parete opposta dell’armadio, e siete pronti per cominciare a mettere in ordine quello che avete, anche se magari l’opera di decluttering non è ancora finita.

Tenete sempre a mente che è inutile organizzare roba inutilizzata, e ancor più è uno spreco di denaro e risorse comprare nuovi/e scatole, ripiani, armadi per “sistemare” roba che non usate. Quindi, iniziate pure a mettere in ordine le cose, ma continuate a guardare con occhio attento quello che c’è nell’armadio e nella vostra casa, facendo attenzione a quello che occupa a buon titolo lo spazio della vostra casa (perché lo utilizzate), eliminando pian piano tutto il resto.

Iniziamo quindi a mettere le mani in pasta ed a “ordinare”. Condividerò oggi con voi alcuni trucchetti da personal organizer per organizzare l’armadio, che vi faranno immediatamente respirare un’aria nuova nel vostro guardaroba, scegliere più velocemente gli indumenti da indossare ogni mattina e, con il tempo, individuare con un colpo d’occhio quelli che non utilizzate.

Pronte? cominciamo allora da…

A – Le grucce. Innanzi tutto li-be-ra-te-vi immediatamente di tutte le grucce della lavanderia, quelle di filo di ferro. Adesso! Sono tristi ma soprattutto sono poco funzionali, bucano i cardigan, rovinano i maglioni ed è molto facile che si impiglino nelle maglie.
L’ideale sarebbe utilizzare tutte grucce dello stesso tipo e/o colore o quanto meno destinare un tipo/colore di gruccia ad ogni membro della famiglia o sezione dell’armadio (vedi la foto-gallery sotto per un esempio). E’ un piccolo accorgimento ma che contribuirà a darvi un immediato senso di ordine nell’armadio ed in più la voglia di preservarlo il più a lungo possibile. Provare per credere!
Vietato appendere più di un indumento su ogni gruccia. Farlo crea disordine, sgualcisce gli abiti e 9 volte su 10 vi intralcia l’operazione di prelievo del capo che desiderate.

In tema di grucce, un trucchetto che vi aiuta ad individuare gli abiti che non utilizzate è quello di appendere tutte le grucce con il gancio rivolto al contrario (verso la parete dell’armadio), per poi girare il gancio verso di voi, e cioè nella posizione più comoda, quando riponete lo stesso vestito a posto dopo averlo lavato/stirato (vedi la foto-gallery sotto). Al prossimo cambio di stagione vi renderete facilmente conto che gli abiti che sono rimasti appesi con la gruccia al contrario sono quelli che non avete utilizzato mai e che potreste dare via.

B – Gli abiti da appendere:

  1. Appendete il maggior numero di abiti che il vostro armadio vi consente (sia per dimensione, sia per resistenza dell’asta: preferite sempre aste di ferro a quelle di plastica, se il vostro armadio ha in dotazione aste appendiabiti di plastica, come il mio, vi suggerisco di cambiarla il prima possibile). Appendere gli abiti è la soluzione che più di altre contribuisce a mantenere l’ordine (e la visibilità), a patto che l’armadio non sia eccessivamente pieno (e sapete già cosa fare per svuotarlo un po’).
    Si sottraggono a questa regola gli indumenti che potrebbero essere danneggiati dall’essere appesi, come ad esempio i maglioni di lana, oppure quelli che non si sgualciscono facilmente (come i jeans).
  2. Gli abiti appesi non devono essere ammassati, deve poterci essere spazio per muovere le grucce, vedere i vestiti, prendere e riporre gli abiti senza far cadere o sgualcire gli altri già appesi. Se vi sembra impossibile, vuol dire che nel vostro armadio c’è troppa roba, e dovete ancora svolgere gli esercizi precedenti!
  3. Cercate di appendere gli abiti tutti dallo stesso verso, scegliete voi se verso destra o verso sinistra a seconda del punto da cui osservate il guardaroba, il concetto è che dovete poter vedere il davanti di tutti i vestiti semplicemente “sfogliando” le grucce, come se fossero in mostra in un negozio.
  4. Disponete gli abiti per tipo e per colore. Decidete voi liberamente l’ordine di disposizione in base al criterio che per voi abbia più senso, l’importante è che tutte le giacche siano insieme, tutti i cardigan siano insieme, tutte le gonne, le camicie, e così via… All’interno dello stesso tipo di indumento, suddividete anche per colore. Non occorre seguire l’ordine cromatico dell’arcobaleno, l’importante è che tutte le camicie bianche siano vicine, tutte le giacche nere vicine, e così via… (questo vi aiuterà anche a capire se avete comprato troppe camicie hawaiane rispetto alle occasioni di reale utilizzo!). Per un tocco in più potete anche aggiungere delle etichette o delle “bandierine” per dividere le sezioni.

Un altro trucchetto per individuare gli abiti che non indossate (in aggiunta o in alternativa a quello delle grucce al contrario) è quello di riporre gli abiti lavati sempre all’estrema destra (o sinistra, decidete voi) nella loro categoria di appartenenza. Così facendo, al prossimo cambio di stagione, saprete che quelli che non si sono mossi dalla loro posizione originaria, sono quelli che utilizzate meno (o per nulla, se addirittura hanno anche la gruccia al contrario!).

 

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C – Gli abiti piegati:

Qui potremmo aprire un nuovo capitolo, per cui magari ci torneremo in futuro con ulteriori consigli.
Piegare gli indumenti è la soluzione che meglio si presta ad armadi ristretti, in quanto consente di massimizzare lo spazio a disposizione. Ognuno ha le sue preferenze e esigenze, i consigli di massima che posso darvi ora sono i seguenti:

  1. Stabilite uno spazio limite. Adibite una/due/tre mensole (secondo esigenze e preferenze) ad una tipologia di indumento e non superate quel limite: se avete già raggiunto il vostro limite “di spazio fisico” e comprate un nuovo capo, sbarazzatevi di uno vecchio/usurato o che non usate più appartenente a quella stessa categoria (regola one in-one out). Come per gli abiti appesi, raggruppare in un unico posto la stessa tipologia di indumenti consente di capire a colpo d’occhio quanto di quella tipologia abbiamo già accumulato, limitando il rischio di acquisti eccessivi/compulsivi.
  2. Piegate con cura gli indumenti in modo da evitare che si aggrenziscano e siate costretti a stirarli prima di indossarli (o peggio vostro marito li lasci lì alla rinfusa aumentando il disordine). A tal proposito posso dirvi che, in base alla mia esperienza, il metodo Konmari per piegare gli indumenti non è l’ideale sotto questo aspetto. Forse va bene solo per i jeans. Inoltre se non siete gli unici ad occuparvi del bucato (es. avete una signora o altro membro della famiglia che vi aiuta oppure portate i panni in stireria) occorre ogni volta spiegare/ricordare loro il metodo, con il rischio di perdere tempo e pazienza ove non correttamente applicato (in generale ritengo che tutto il metodo Konmari non tiene conto delle dinamiche di coabitazione e condivisione degli spazi, ma questo è un altro capitolo!)
  3. Evitate di creare due file di panni sui ripiani profondi se ciò compromette la visibilità e l’accesso a quello che si trova dietro. La regola d’oro di qualsiasi progetto organizzativo è la visibilità. Tutto quello che non è visibile/accessibile è come se non esistesse e, state certi che non verrà trovato quando se ne ha bisogno.  Scegliete invece di disporre i panni in file affiancate o comunque ben visibili ed accessibili anche se poste una davanti all’altra. Ricordate: non è un male che ci sia spazio vuoto su un ripiano!
  4. Limitate l’altezza dei ripiani: nella mia esperienza posso dire che ripiani troppo distanziati tra loro in altezza facilitano la creazione di nuovo disordine: pile di panni troppo alte che si accasciano su se stesse, roba “appoggiata” invece di essere ripiegata o appesa, ecc… ecc… I ripiani troppo alti o troppo profondi hanno lo stesso effetto del filo lungo per la sarta: s t r e s s!
  5. Lasciate dello spazio libero: non occupate tutti gli anfratti e tutti gli angoli, lasciate spazio sia per gli indumenti in lavatrice/da stirare (si, quelli ce li dimentichiamo sempre!!!) sia per il nuovo (purché non superfluo! 😉 ) ma soprattutto per agevolarvi nel prendere e riporre i panni nelle vostre operazioni quotidiane. Fate respirare quei poveri vestiti, vi garantisco che anche voi non sentirete più quel senso di oppressione e claustrofobia aprendo l’armadio.

Naturalmente non abbiamo certamente finito qui. C’è ancora tanto da sistemare, accessori, scarpe, cappotti… Ma oggi (anzi, questa settimana, ché l’armadio non è cosa che si sistema in poche ore!) abbiamo già fatto un buon lavoro.

Datevi una pacca sulla spalla, portate al centro donazione la roba che non usate più e noi ci diamo appuntamento alla prossima puntata per altri consigli per il vostro guardaroba.

Anzi, prima di chiudere, ancora un paio di consigli: 1) non aspettate il prossimo cambio di stagione per riordinare l’armadio (o una porzione di esso). Questo è un errore che io stessa ho commesso molte volte: rimandare il riordino al prossimo cambio. Questo provoca due tragici effetti: il disordine aumenta (perché mi adagio sul pensiero che “a breve” toglierò di mezzo la roba non più di stagione e sistemerò l’altra) rende più complicato il cambio di stagione stesso, richiedendovi il doppio del tempo. Senza contare che spesso il cambio di temperatura è repentino e ci costringe a fare le cose di fretta. 2) Fate piccoli passi alla volta. Riordinare e liberarsi del superfluo è un processo che richiede tempo. Ordinate una sezione alla volta e partite da quella che vi darebbe un beneficio più immediato (es. roba che usate al lavoro, oppure l’armadio del vostro partner o dei figli, sempre fonte di stress quando si deve riporre la roba stirata!!!).

Ultimo ma non meno importante: fate una foto del prima e del dopo. Vi aiuterà a sentirmi motivati e magari… potete condividerla anche con noi nei commenti! 🙂

L'Agenda

Progetti e Future Planning – Di cosa si tratta e gli errori da evitare.

Quella dei progetti è forse la sezione più fraintesa nelle agende, e quindi, a torto, meno o per nulla utilizzata.

Quando negli anni ’90 mi capitava di avere per mano una agenda ad anelli (all’epoca diffusissime, a poco prezzo e regalate a destra e a manca) quando arrivavo alla sezione “Progetti” pensavo non mi servisse perché… non ero un ingegnere né un architetto (ed ad alimentare questo fraintendimento c’era anche la visualizzazione standard di questa sezione con spazio per disegni “tecnici”).

Tutto ciò nasceva per me (e probabilmente per molti di voi) da un fraintendimento semantico: per me il progetto era qualcosa di assimilabile esclusivamente al costruire materialmente (con cemento e mattoni) una struttura fisica.

Sgombriamo pertanto la mente da questo fraintendimento e diamoci una migliore definizione al termine “Progetto”.

Il Progetto nell’ambito dell’organizzazione e pianificazione è una cosa che per essere completata richiede più di un’azione.

Di conseguenza, un progetto consta di più azioni, e cioè più cose da fare, una consequenziale all’altra o comunque collegate tra loro, per il raggiungimento di un certo risultato (=obiettivo)

Secondo questa definizione sono dei progetti sia Costruire una casa, sia Rimettere in ordine la cantina.

Il consiglio che vi do, se come è capitato a me anche voi faticate in questa fase a capire cosa sia un progetto, è quello di ragionare in termini di obiettivi.
L’obiettivo, il risultato che volete ottenere, talvolta richiede solo un’azione specifica (es.: stirare i panni), talvolta un piano d’azione (come ad es., perdere peso, laurearsi, riordinare l’armadio, cambiare lavoro…).

Ci sono progetti/obiettivi semplici, che richiedono il mero susseguirsi di alcune azioni concatenate (ad esempio: Riordinare la libreria – Azioni: Togliere tutti i libri; spolverare ripiani; dividere catalogare libri per genere/autore; riporre i libri sulla libreria, donare libri non più utili/interessanti – Stop!) e progetti importanti, che richiedono una pianificazione più dettagliata, una previsione di spesa, un piano di risparmio, la collaborazione di altri soggetti, ecc… (es. Comprare casa per le vacanze, Progettare una viaggio di famiglia, …).
Ci sono progetti personali (rimettersi in forma, leggere di più, passare più tempo con il partner/figli…) o professionali (progressione di carriera, cambiare/cercare lavoro, completare un ciclo di studi…); progetti familiari (pianificare una gravidanza, traslocare…), finanziari (estinguere debiti, creare un fondo di emergenza, investimenti…)… persino dedicarsi ad un nuovo hobby o imparare una nuova lingua o a suonare uno strumento musicale possono essere considerati e trattati come progetti.

Qualsiasi sia la vostra età e/o bucket list, qualsiasi sia il vostro sogno nel cassetto, c’è un solo modo per giungere al risultato sperato: FARE! Fare cosa? Le azioni che singolarmente conducono, un passo alla volta, alla realizzazione del vostro progetto (o obiettivo!). E per fare ciò dovete prima pianificare, ossia suddividere il vostro progetto in tante piccole azioni, tante quante ne servono per giungere alla meta, e darvi un tempo entro cui eseguirle.

Un obiettivo è un sogno con una data entro cui realizzarlo.

Probabilmente stanno iniziando a delinearsi in questi concetti alcune delle ragioni che vi trattengono dal realizzare i vostri progetti/obiettivi/sogni. Probabilmente iniziate ora ad avere una idea di cosa significhi e cosa serva per pianificare il futuro e arrivare alla realizzazione di un progetto/obiettivo.

Torneremo più volte a parlare di progetti e future planning, per adesso analizziamo nel dettaglio gli errori più comuni che possono ostacolarvi o rallentarvi nel perseguimento di un obiettivo:

  1. Confondere progetti e cose da fare. Questa è la difficoltà più comune. Come detto più su il progetto si compone di più azioni/cose da fare. Se inserite nella vostra lista di cose da fare cose che in realtà sono progetti, ne trarrete un senso di frustrazione, inconcludenza e sconfitta. Diversamente, se inserite solo le singole azioni (=actionable steps) vedrete che il vostro lavoro progredisce di giorno in giorno, un passetto alla volta (le classiche 50 pagine al giorno di qualsiasi studente universitario!).
    Rivediamo l’esempio fatto sopra di un progetto semplice come ad esempio riordinare la libreria. A meno che la vostra libreria non consti di 10 libri (Konmari sarebbe molto fiera di voi) è molto probabile che ognuna delle “azioni” su richiamate richieda un pomeriggio, e che quindi l’intero progetto per completarsi necessiti di qualche giorno. Se nella mia lista di cose da fare ho inserito “Togliere tutti i libri della libreria X”, potrò a fine giornata metterci una spunta, dopo che l’avrò fatto. Diversamente se sulla lista ho segnato non un’azione, ma l’intero progetto “Riordinare la libreria” quella spunta non riuscirò a darla sino a che non avrò finito tutto (sentendomi sopraffatta, demotivata e demoralizzata per la pendenza ancora irrisolta, con il rischio di lasciare il lavoro incompiuto).
  2. Non avere una scadenza: Se non vi ponete un termine entro cui fare/completare una cosa, è molto probabile che non vi ci dedicherete affatto e che il vostro progetto resti solo un sogno. Va benissimo sognare. Ogni tanto però dobbiamo scegliere quale di questi sogni realizzare, e per farlo occorre darci una scadenza (questo mese, il prossimo trimestre, entro cinque anni…).
  3. Non avere un piano d’azione: avere una scadenza aiuta ma non basta. Come abbiamo detto sopra il progetto si compone di più azioni, pertanto è di cruciale importanza fare l’elenco delle azioni (=project plan) che occorre compiere per poterlo realizzare, e portarle via via a compimento tutte (salvo rivedere ed aggiustare il piano d’azione in corso d’opera). Nel piano d’azione è molto importante anche includere degli Obiettivi intermedi (=milestones), specie per i progetti che richiedono più tempo per essere completati (senza fare esempi distanti dalla realtà di tutti i giorni: se dovete preparare un esame entro la fine del trimestre, oltre all’obiettivo delle famose 50 pagine al giorno, potete porvi un obiettivo mensile/settimanale per monitorare meglio i vostri progressi; includere nel vostro piano delle verifiche intermedie magari con un gruppo di studio; delle pause e/o giornate in cui di sicuro non potrete dedicarvi al 100% allo studio da recuperare, ecc…).
  4. Non dedicarvi con costanza ai progetti in corso: Potete avere il piano d’azione più dettagliato, non vi servirà a molto se poi su quelle 50 pagine al giorno non vi ci mettete con costanza e perseveranza. Siate, inoltre, un buon giardiniere: controllate la crescita ed il progresso dei vostri progetti con revisioni periodiche dello stato di avanzamento, il raggiungimento degli obiettivi intermedi e l’opportunità di rivedere il piano d’azione (es: magari invece che sognare di dare 4 esami a fine trimestre, potrebbe essere il caso di concentrarvi solo su due esami e prepararli a dovere!).
  5. Troppa carne sul fuoco: il tempo è una risorsa limitata. Fate attenzione a non mettere in piedi troppi progetti senza poter dedicare ad ognuno il giusto tempo ed attenzione (es. degli esami più su). Datevi una scala di priorità e cercate di completare uno/due progetti per volta, oppure datevi delle scadenze più lunghe se dovete lavorare su più fronti, ad esempio dividendovi tra lavoro a tempo pieno e progetti personali/hobby/studio, ecc…
  6. Nessuno a cui rendere conto: non avere qualcuno che vi ricordi quali e quante scadenze vi eravate prefissati (se siete all’Università: non avete più l’incubo delle interrogazioni ogni mese!). Se non abbiamo una buona autodisciplina, non avere nessuno a cui rendere conto può essere un ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi. Coinvolgete un amico o il partner nei vostri progetti, oppure cercate di utilizzare la vostra agenda come il compagno di viaggio che vi tiene “in riga” e vi riporta all’ordine quando perdete il giusto ritmo.

Ecco il compito per la prossima settimana:

  • Individuate uno o più progetti che volete realizzare (possibilmente almeno uno a breve termine, e cioè da completare in poche settimane/mesi);
  • Fate un elenco delle singole minime azioni che occorrono per poterlo raggiungere (incluso eventuale materiale che dovete procurarvi, previsione di costo, spazi da dover adibire stabilmente o temporaneamente al progetto, ecc…);
  • Segnate una scadenza sul calendario/agenda sia per la realizzazione del progetto sia per l’esecuzione delle singole azioni che per il controllo degli obiettivi intermedi;
  • Fissate un sistema di controllo dei vostri progressi, che sia la vostra agenda, un amico o la nutrizionista che vi pesa ogni mese, abbiate qualcuno o qualcosa a cui dare conto dei vostri progressi.

A piccoli passi diventerete dei maestri del project and future planning! 😉

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il guardaroba, La Casa

Come ti Organizzo il Guardaroba: Introduzione

Iniziamo con questo post una serie dedicata interamente alla organizzazione e corretto uso del vostro guardaroba. Cosa tenere, cosa dare via, cosa comprare.

Capirete finalmente cosa è il guardaroba capsula e se fa per voi.

Capirete perché finora avete fatto acquisti sbagliati e perché non avete nulla da mettere anche se il vostro armadio fatica a chiudersi per quanta roba contiene.

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Capirete che potete costruire un guardaroba che vi faccia sentire sempre al TOP con qualsiasi budget e che pochi capi, acquistati con criterio (che vi dirò) potete ottenere infiniti outfit e look.

Perché ogni giorno ci vestiamo e meritiamo tutti che questa attività quotidiana non rappresenti una fonte di stress o frustrazione. 

Che voi siate delle fashion victim o persone che si vestono solo per convenzione sociale, sono certa che troverete in questi post delle informazioni utili.

In particolare troverà di grande interesse questa serie chi:

  • Fa fatica ogni mattina a scegliere cosa indossare;
  • Trova monotono (o monocolore) il proprio guardaroba ma non sa come migliorarlo;
  • Non si sente mai al 100% soddisfatta/o di come si veste;
  • Ha subito variazioni nel peso/corporatura e non si riconosce più nei suoi abiti.

E anche se stai pensando che l’abito non fa il monaco, debbo invece dirti che purtroppo non è così. Che lo vogliamo o no, quando entriamo un un luogo il nostro aspetto lancia un messaggio su chi siamo. Può non piacerci ma è la realtà. Conoscere le regole del gioco, del come ci si dovrebbe vestire, resta comunque la base di partenza anche quando decidiamo di ignorare quelle regole dando libero sfogo alla nostra personalità, infischiandocene del dress-code.

Sarà un viaggio interessante, ci saranno degli “esercizi” da mettere in pratica. Alcuni ti faranno conoscere meglio chi sei e i tuoi gusti, ti faranno aprire gli occhi sulle cose che il tuo armadio dice di te, delle tue insicurezze, i tuoi punti di forza, i no che non hai saputo dire. Non potrò dirti cosa comprare o quali colori scegliere, ma potrò darti gli strumenti per cogliere da sola gli indizi che sono già nel tuo armadio, nella tua storia e i criteri guida per come decidere al meglio cosa acquistare, cosa buttar via e come mettere insieme il tutto.

Non ti chiederò di buttare via tutto alla KonMari, assolutamente! Ma sono certa che se non hai nulla da mettere, vuol dire che qualcosa di cui liberarti nel tuo armadio c’è!

Allora? Ci stai?

Resta sintonizzata, presto arriverà il primo esercizio da svolgere nel tuo armadio! 😉

* * *

Nota: per chi cercasse la formula magica per avere un guardaroba ordinato e funzionale in uno schiocco di dita, devo purtroppo dire che servono un po’ di (e nemmeno tantissime) azioni graduali prima di arrivarci. Persino applicare il metodo Konmari (=butta tutto quello che non usi) richiede giorni e giorni (lo so perché è stato il mio punto di partenza)! Io non voglio chiedervi di buttare tutto, io voglio aiutarvi a capire, della montagna di panni che avete nell’armadio, COSA davvero vi SERVE, cosa davvero vi PIACE e vi valorizza. Perché è questo che andremo poi ad organizzare nel vostro armadio, non certo la roba inutile ed inutilizzata! 😉

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