La Casa, le pulizie

I mille e piu’ usi del percarbonato di sodio

Oggi con voi voglio condividere una bella, almeno per me, scoperta: il PERCARBONATO DI SODIO.

Da quando ho scoperto la versatilità di questo prodotto ne sono talmente entusiasta che non solo non ne posso fare a meno ma, non vedo l’ora di condividere  i suoi mille utilizzi. Prima però,  voglio darvi qualche piccola informazione di carattere tecnico in modo da usarlo nel modo più consapevole possibile.

Parto subito con il chiarire che, il percarbonato non esiste in natura, ma è prodotto in laboratorio e a differenza di altri ” igenizzanti / sbiancanti” NON è impattante per l’ambiente; è una sostanza ossidante, cioè libera ossigeno, esattamente come l’acqua ossigenata con cui condivide le stesse proprietà ma, non si attiva nello stesso modo in quanto si presenta in polvere.  Per attivarsi, cioè per liberare ossigeno ed essere efficace, ha bisogno di una temperatura di almeno 40° se contiene TAED ( Tetra acetyl Ethylene ossia l’attivatore del percarborato), altrimenti ci vogliono temperature più alte,almeno, 50°.

Tranquilli,  non avete bisogno di una laurea in chimica per capire a quanti gradi usarlo…. è sufficiente leggere sulla confezione la temperatura giusta. Dopo questa piccola panoramica “tecnica” passiamo a vedere per cosa lo possiamo utilizzare.

Le sue proprietà igenizzanti, sbiancanti e sgrassanti  lo rendono un ottimo alleato per il bucato e le stoviglie sia a  mano che in lavastoviglie, ma anche per la pulizia periodica di questi due elettrodomestici.

Utilizzo in lavatrice

In lavatrice lo consiglio vivamente  come unico e solo additivo da aggiungere al normale detersivo perchè sbianca, igenizza e sgrassa in maniera sublime a basse temperature. Grazie al percarbonato i vostri bianchi potete lavarli a 60° gradi e non solo avrete un bucato impeccabile ma avrete anche dato una mano all’ ambiente evitando il dannoso, anche per le guarnizioni della lavatrice, lavaggio a 90° . Io lo utilizzo tranquillamente  per i colorati chiari ( lenzuola, asciugamani ecc…) sia se faccio il lavaggio a 40° che a 60°, per i tovagliati della cucina è una mano santa. Per i capi scuri invece lo utilizzo con molta parsimonia in quanto tende a farli  leggermente scolorire,  ma valuto volta per volta…. ad esempio se mio figlio si è rotolato sul prato e non aveva l’abito da cerimonia ovviamente ne aggiungo un pò al lavaggio.

Mi raccomando MAI usare sui delicati ( lana, seta…)

Vi faccio una piccola confidenza… il percarbonato è uno dei componenti di molti detersivi  anche del famosissimo igenizzante in polvere  “N….” ma nel celeberrimo igenizzante ne trovate una piccola percentuale, il resto sono sostanze non propriamente salutari nè per l’ambiente, nè per la nostra pelle e nè per il nostro portafogli visto il costo del prodotto!

Oltre ad utilizzarlo come additivo possiamo usarlo come “cura lavatrice” con 30gr di percarbonato ed un ciclo a 60° da 1h a vuoto abbiamo pulito, igenizzato e tolto quei residui che putrefacendosi fanno puzzare la lavatrice.

A breve scriverò un post sulla cura e mantenimento di lavatrice e lavastoviglie così darò risposta a tutte le vostre domande… stay tuned.

Utilizzo per lavare i piatti

In lavastoviglie non c’è molto da fare è sufficiente mettere la quantità consigliata nell’apposita vaschetta e seguire le indicazioni del produttore  ed avviare il lavaggio.

A mano invece qualche piccolo suggerimento di utilizzo devo darlo.

Innanzitutto MAI usarlo a mani nude, usare sempre i guanti .

Mettere nella vasca dove lavate i piatti un cucchiaio di prodotto,  NON aggiungete altro ma, sopratutto affinchè il prodotto si attivi e sia efficace è necessaria acqua moooolto calda, io la faccio sul gas e sono sicura che il prodotto si attiva nel migliore dei modi.

Non fa schiuma ma sgrassa, vetro, ceramica, acciaio, plastica….. e SILICONE meravigliosamente. 

Ebbene si, se volete gli stampi o pentole in silicone perfettamente sgrassati, senza odori e che non rilascino più quella odiosa patina grassa DOVETE usare il percarbonato con acqua molto calda e null’altro, sciacquare bene e finalmente il problema silicone in cucina è risolto.

E’ ottimo anche per lavare bottiglie o contenitori in vetro di olio, senza molta fatica e con un pò di acqua caldissima il contenitore dell’olio sarà bello che sgrassato.

Potete usarlo tranquillamente anche sull’acciaio MA non lucida, pulisce solo.

Dove trovarlo

Il percarbonato puro si trova nei negozi specializzati ad esempio Naturasì o negozi a marchio specifico come “Officina naturae” oppure sui siti internet specializzati e non, anche su amazon lo trovate tranquillamente.

Personalmente uso il percarbonato  PURO  dacchè lo uso sia in cucina che per il bucato. Attualmente sto usando quello della Greenatural ( a dx) ma preferisco quello di Officine naturae e di solito compro da amzon o macrolibarsi.

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(Immagini prese dal web)

Tuttavia non disperate anche i supermercati hanno qualcosa di valido, ad esempio Eurospin per il bucato propone un buon additivo a base di percarbonato  a prezzo molto contenuto.

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Oppure, in qualsiasi supermercato potete trovare il carbonato di sodio ( soda solvay), a cui manca la molecola di acqua ossigenata che lo rende percarbonato, a prezzi contenutissimi e con una buona prestazione. Personalmente, il percarbonato per il bucato lo preferisco di gran lunga al carbonato ( soda solvay).

 

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Qualche precisazione utile

Con il percarbonato non è possibile, a differenza dell’acido citrico o bicarbonato, creare degli spruzzini con il prodotto diluito, il motivo è semplice. Il nostro percarbonato per attivarsi ha bisogno di acqua calda.

Per quanto riguarda l’acqua ossigenata, o come lo chiamano i chimici il perossido d’idrogeno, mi corre l’obbligo di dare qualche informazione. L’acqua ossigenata, proprio quella che si usa per le ferite, è il prodotto più versatile ed ecologico che abbiamo a disposizione, sia come sbiancante che come igenizzante ma, queste sue proprietà si manifestano solo se usiamo quella a 130 volumi debitamente diluita e maneggiata con molta attenzione in quanto in queste concentrazioni è moooooooolto irritante e pericolosa. Tuttavia se qualcuno  di voi volesse cimentarsi nella creazione di  “pozioni” a base di questa sostanza può consultare il sito Mamma Chimica dove si trovano delle fantastiche ricette eco-logiche e tutti i suggerimenti per sfruttare al meglio le ” combinazioni” giuste che la natura ci offre.

ATTENZIONE a non  confondere il percarbonato di sodio con il perborato di sodio, quest’ultimo è stato tolto dal mercato a seguito di molti studi che hanno dimostrato la PERICOLOSITA’ dei derivati del boro, come appunto il PERBORATO di sodio.

Mi auguro di aver dato delle utili ed esaustive informazioni su questo prodotto dai mille usi e qualche strumento in più per una scelta consapevole dei nostri alleati nelle pulizie quotidiane.

E voi quale alleato avete per il bucato e le stoviglie? Aspetto le vostre esperienze e suggerimenti.

A presto!

 

il guardaroba

Ma che capsula è il guardaroba capsula?

Che cosa è, perché dovrei farlo? E’ utile? Mi serve davvero sto sistema del guardaroba capsula di cui tutti parlano? Io mi sono fatta queste domande per mesi, ogni volta che nei feed spuntava fuori un nuovo video o un nuovo articolo sul guardaroba capsula. Scommetto che molte di voi se le stanno ancora ponendo!

E se vi dicessi che con ogni probabilità, magari senza saperlo, già avete applicato o state applicando questo metodo per grandi linee?

Partiamo dalla definizione che ne darei io:

Il Capsule Wardrobe è un metodo di organizzazione del guardaroba, di matrice minimalista, in base al quale è possibile ridurre il guardaroba ad un numero limitato di capi che siano tutti combinabili tra di loro. Questa selezione può variare ed essere aggiornata periodicamente.

L’utilità che se ne ricava? Si risparmia tempo (e stress) nel vestirsi ogni mattina. Bonus: si spende in maniera più oculata e ragionata quando si acquistano nuovi capi.

Per rigore di informazione, debbo dirvi anche, che secondo le teoretiche minimaliste più rigorose, i suddetti “pochi capi” sarebbero 33 da utilizzare per un periodo di 3 mesi (da qui anche il nome 333 wardrobe project). Non contano gli indumenti intimi, ma si contano gli accessori.

Tuttavia, nulla vi vieta di scegliere, ad esempio, 10 “pezzi” da usare e alternare per 10/20 giorni. Anzi, questa opzione è un modo carino ed intelligente per pensare in anticipo ai possibili outfit da utilizzare in un breve periodo (2/3 settimane). Inoltre, questo sistema dei “10 pezzi” è anche utile semplicemente per approcciarsi a questo sistema, testarlo, vedere se ne ricavate beneficio e… se gli altri attorno a voi notano che state alternando solo 10 capi! (scommetto di no!).

Come ho detto sopra, il concetto del guardaroba capsula lo state già applicando senza nemmeno saperlo, in particolare se vi (siete) trovate in una di queste situazioni:

  • avete da poco cominciato o comincerete a breve un nuovo lavoro per cui è previsto un certo dress-code;
  • dovete partire per un viaggio di una settimana o più e porterete con voi solo una valigia piccola;
  • gira e rigira indossate sempre gli stessi due jeans/pantaloni e qualche maglia (anche se nel vostro armadio c’è parecchio di più);
  • avete dei bambini che crescono come funghi;
  • siete Tarzan e vi siete appena trasferiti in citta!!!

Detto in poche parole, il guardaroba capsula, non è niente di più, niente di meno che assicurarvi con pochi capi quei “5/7 cambi” necessari per uscire ed andare a lavorare/scuola tra una lavatrice e l’altra, ma… reso molto più funzionale. Come? Rendendo abbinabili tra di loro tutti i top (parti alte) e tutti i bottom (parti basse).

In soldoni, invece di avere un armadio pieno di roba che non mettete o che non sapete come abbinare (=perdita di tempo ogni mattina), dovete cercare di avere (a) “pochi” capi, (b) tutti della vostra taglia attuale (c) tutti utilizzabili nella stagione in corso (o nel periodo prescelto); (d) tutti  [tendenzialmente] combinabili tra di loro.

a) Pochi capi. Per esempio: 3 camicie, 2 top, 2 cardigan e una giacca professionale (Top); tre pantaloni, due gonne, un tubino (Bottom). A questo abbinate due paia di scarpe, il cappotto/soprabito e qualche accessorio. Il tutto a rotazione ogni 10/30/60/90 giorni. Decidete voi!

b) tutti della vostra taglia attuale/che indossate abitualmente: non occorrono altre spiegazioni, ed in ogni caso vi rinvio ai post precedenti per ulteriori consigli su come fare a individuare e liberarvi delle cose che non utilizzate.

c) tutti della stagione corrente. A prescidere dal fatto che vogliate far ruotare il vostro guardaroba capsula ogni 3 mesi o meno, il senso è togliere di mezzo (o dai ripiani centrali) ciò che è certamente fuori stagione, sorattutto se avete un armadio piccolo.

d) combinabili tra loro: la chiave di tutto. Significa che tutte le parti basse si combinano con tutte le parti alte, dando vita ad un numero molto più alto di combinazioni rispetto ad avere una camicetta che potette indossare solo con una certa gonna, per via dei colori, taglio, fantasia… ecc…

 In questa maniera gli outfit possibili aumentano esponenzialmente, e potete scegliere anche a casaccio un top e un bottom, certe che non sbaglierete l’accostamento (purché abbiate scelto a monte i colori giusti! leggi qui).

Nella immagine sotto potete avere una idea di cosa significhi combinare tra di loro pochi capi, ottenendo outfit nient’affatto monotoni. Continue reading “Ma che capsula è il guardaroba capsula?”

il guardaroba

Comporre il guardaroba perfetto #3: Individuare la vostra color palette

Questo post non è prettamente di tipo “organizzativo” ma rappresenta un passaggio cruciale per avere un guardaroba che amate e che sia anche facile e piacevole da organizzare. Il post, per quanto lunghetto, non è esaustivo, chi lo vorrà potrà approfondire il tema. Bonus: ci sono un paio di test da fare e le mie bacheche Pinterest da esplorare!
La prossima fermata in questo excursus sulla organizzazione del guardaroba, una volta individuati i vostri colori, sarà il “Guardaroba Capsula”.

* * *

Partiamo con una semplice e sconvolgente verità che dovete tenere sempre a mente quando si tratta di colori, siano essi i colori dei vostri indumenti, del vostro trucco o dei muri della vostra casa:

Non tutti i colori vi si addicono.

Corollario 1: nel vostro guardroba non devono per forza esserci tutti i colori dello spettro cromatico.

Sai che scoperta! Esclamerà qualcuno. Aggiungo un altro corollario:

Corollario 2: E’ possibile che il/un vostro colore preferito, non vi stia bene (non nella tonalità che pensate, almeno).

E’ probabile che voi sappiate già quali sono i colori che vi stanno bene, e quali proprio no, e già dirigiate i vostri acquisti in questo senso. Vi invito comunque alla lettura del post. Chissà, potremmo scambiarci a vicenda altra conoscenza! Se, invece, ancora faticate a capire quali colori sono giusti per voi, non vi spiegate come mai nonostante il vostro bel viso o il vostro bel fisico, alcuni vestiti/trucchi proprio non vi donano, cercherò di darvi qualche indicazione, spiegandovi come ci sono arrivata io a capire quali fossero i miei colori.

Mettiamo il caso che come me non siate delle persone molto attente alla moda in genere, e decidiate di elevare il vostro guardaroba, seguendo un po’ di blog o di canali YT sul tema (sperando che scegliate quelli più consoni al dress code del vostro lavoro!). L’esplosione di fashion blogger e vlogger (le cosidette influencer) ha indotto negli anni me (e forse molte di voi) nell’erronea convinzione che occorra avere tutto, di ogni colore per poter variare il proprio stile ed essere sempre pronte a qualsiasi occasione sociale, lavorativa, di svago. Per non parlare della miriade di tutorial sul make up e l’innumerevole quantità e qualità di varianti di ombretti, blush, gloss, in giro per i negozi, specializzati e non.

Non c’è niente di più sbagliato che usare nel vestirsi TUTTI TUTTISSIMI i colori. Ciò ha grossissimo impatto negativo non solo sul portafoglio, ma anche sull’ordine nel vostro armadio, in cui, così facendo, finirete con l’accumulare roba che non indosserete (con piacere).

Che non ci occorrono tutti-tutti i tipi di indumenti lo scopriamo ben presto, con un po’ di occhio critico, riconoscendo subito che alcuni modelli ci calzano meglio/peggio di altri.

Ma con i colori… è tutta un’altra storia, sembra quasi che si debba andare obbligatoriamente per tentativi, o peggio, sembra che dopo aver appurato che il tal modello ci sta bene, dobbiamo comprarne uno per colore, specie se la commessa del negozio è stata addestrata a “vendere ad ogni costo” e non a “vendere il prodotto adatto nel colore adatto” alla cliente. Peggio ancora se quel colore, proprio quello sbagliato per voi, è il must have della stagione. Ovviamente le novità così come i colori vanno provati almeno una volta (in negozio!), ma conoscere i propri colori aiuta molto a prevenire e limitare al massimo gli acquisti sbagliati.

Dopo aver letto questo post (e mi auguro aver capito i vostri colori) dire di no al capo/rossetto del colore sbagliato (si, anche a quel must have della stagione) sarà moooolto più facile la prossima volta. Non solo, individuerete semplicemente con una veloce occhiata se un certo negozio ha indumenti nei vostri colori perché catalizzeranno immediatamente la vostra attenzione.

Seguitemi allora in questo interessante percorso in tre step:

Primo step: Abbracciate l’idea che i colori che vi stanno bene sono un numero limitato.

Può sembrare una delusione, ma a conti fatti è una grossa liberazione e semplificazione: potrete ridurre la vostra scelta ad un numero ristretto di colori (più di quanti immaginate, comunque) e non dovrete più “scegliere” in mezzo ad una gamma pressocché infinita, ritrovandovi ogni mattina a guardare un armadio pieno di vestiti (e colori) con niente (o molto poco) che vi stia bene.

A dispetto dello spettro cromatico presente nel nostro armadio, tutte noi, sotto-sotto possediamo la consapevolezza di quali colori ci rendano maggiore (o nessuna) giustizia. Solo che talvolta, in nome della moda, non le diamo ascolto. Invece quella consapevolezza ci sta già fornendo diversi indizi sulla nostra palette ideale.

Chiudete gli occhi , e cercate di riportare alla memoria quelle volte in cui avete potuto proferire frasi del tipo: “e no, io questo colore non lo posso indossare, mi sbatte/mi fa sembrare malata, sembrare pallida, addosso a me sembra un pigiama….Che colore era? Nel mio caso erano il giallo (e tutte le sue declinazioni), il verde chiaro (e tutte le sue declinazioni), l’arancione e quasi tutti i colori pastello.
In più c’è un colore in particolare che non posso proprio indossare, nemmeno sotto forma di accessorio perché… mi fa sentire povera (invero, non mi dona, ma quello della povertà e disperazione è il mood che mi trasmette), quel colore è il marrone, in quasi tutte le sue varianti. A parte qualche accessorio, nemmeno la fase “tutto in ogni colore” è riuscita a farmi abbattere questo muro. Stesso dicasi per i gioielli in oro giallo.

Se vi va, vale anche fare l’esercizio inverso, ossia pensare ad un outfit che avete indossato un giorno e che vi ha fatto raccogliere milioni di complimenti, anche se non ve li aspettavate! E’ probabile che stavate indossando i vostri colori perfetti che vi facevano apparire al top anche senza trucco e/o con poche ore di sonno alle spalle.

Secondo step: Individuate il vostro sotto-tono di pelle.

Se siete state recentemente guidate con criterio nella scelta del vostro fondotinta, è probabile che lo sappiate già quale è il vostro sotto-tono, se caldo (giallo) o freddo (rosa/blu), oppure neutro. Online ci sono miriadi di test per scoprirlo. Ad esempio potete farlo cliccando su questo link oppure  quest’altro.

Il sotto-tono è, per così dire, la sfumatura di colore che permea la vostra pelle, qualsiasi sia il suo colore primario (bianca, rosea, nera, asiatica…) e soprattutto indipendentemente dal colore primario (=sia le persone scure di carnagione che quelle chiare, possono avere l’uno o l’altro sottotono). Tendenzialmente avete un sotto-tono rosa (o blu, o freddo) se vi sta meglio l’argento rispetto all’oro, se vi sta meglio il bianco addosso rispetto al giallo. Avete un sotto-tono caldo (o giallo) nel caso inverso. Neutro se non cogliete sostanziale differenza. In pratica, la luce che questi colori riflettono sulla vostra pelle, la fanno apparire più luminosa (colori adatti al vostro sottotono) oppure slavata (colori non adatti).

Ma se siete donne, sapete bene che di ogni colore esistono milioni di sfumature, e che non tutti i rossetti rossi che avete indossato vi hanno fatto sentire una femme fatale come speravate!
Si fa presto a dire “vi sta bene il bianco/rosso/blu” la domanda è quale punto di bianco? quale punto di rosso o di blu… questo lo capirete con il terzo step, subito dopo questa bella carrellata di colori! Continue reading “Comporre il guardaroba perfetto #3: Individuare la vostra color palette”

La Casa, le pulizie

Come pulire i pavimenti

Come promesso eccomi pronta a a darvi qualche suggerimento ecologico, economico ed …organizzato per la pulizia dei pavimenti.

Le “ricette” per l’ auto-produzione casalinga del detersivo  pavimenti le trovate a fine post, invece se avete voglia di sapere come ho reso più rapida e meno noiosa questa incombenza continuate a leggere.

Partiamo da principio e cioè ” lo spazzare”, e lo sò è noioso, ma dobbiamo farlo  se vogliamo avere dei pavimenti puliti. Vediamo insieme  quanto ma sopratutto con cosa spazzare. Sicuramente, i pavimenti vanno spazzati frequentemente sopratutto se si hanno figli piccoli e amici pelosetti . Personalmente spazzo ovunque tutti i giorni e in cucina ogni fine pasto principale ( pranzo e cena). Il motivo di questa routine dipende da due fattori principali  mio figlio di 4 anni  che è perennemente “buttato” a terra a giocare e l’ordine che ne deriva dopo aver spazzato. I miei personalissimi alleati per questo mestiere sono:  aspirapolvere , uso un  Bosch di fascia medio\bassa di prezzo, che ha sostituito egregiamente  il più famoso folletto e la scopa in silicone della “super five” che ha di prepotenza affossato la vecchia scopa a setole. Sono due “amici” che adoro, come del resto il rotomop e  scopa a vapore, perchè mi rendono meno “pesante” e più rapida questa incombenza .

scopa silicone

Il mio consiglio a tal proposito è: cercate di trovare l’alleato giusto che vi farà se non amare, almeno, vi renderà meno pesante questo mestiere di casa.

Vediamo insieme come procedere per ottimizzare i tempi.

Fondamentale per sprecare meno tempo possibile è sgombrare i pavimenti , quindi togliere tutto ciò che intralcia il passaggio dell’aspirapolvere\ scopa con setole o silicone\ robottino rotante, comprese le sedie, con queste è presto fatto o le mettete sul tavolo con la seduta rivolta sul piano del tavolo o, come faccio io,  impilatele. Dopo di che spazziamo con il nostro alleato preferito. Il tempo stimato, orologio alla mano, per una casa di 80mq  usando “mezzi elettrici ” è di circa 5 minuti, con il sistema della nonna ( scopa a stole) un pò di più.

Dopo aver spazzato, cerchiamo di farlo almeno un paio di volte a settimana è necessario lavare ” a terra”. Immagino che, il pensiero di prendere secchio, spazzolone, straccio, detersivo e guanti non vi entusiasma. Tranquille nemmeno a me! Per questo motivo  6 anni fa ho appeso o meglio buttato spazzolone e straccio e mi sono convertita prima al rotomop e poco dopo alla scopa a vapore. Da quel giorno, ogni volta che lavo i pavimenti ringrazio e benedico Loro…  i geni che hanno inventato questi due magici attrezzi! Ogni casalinga folgorata sulla strada del mocio rotante e del vapore ha parole d’affetto per voi!

 ” We love you!!!! “

Tuttavia devo ammetterlo, tra le i due preferisco la scopa a vapore. La mia adorata, in tutto il suo splendore … 

scopa a vapore

Il motivo è semplice: il pavimento si asciuga rapidamente, a volte non apro nemmeno le finestre; con 300 ml di acqua lavo i pavimenti di casa, circa 80 mq; disinfetto realmente, con il vapore a 120° nessun germe sopravvive e le fughe restano linde; occupa poco spazio; i panni li lavo in lavatrice a 40° da 6 anni e sono come il primo giorno; NON uso detersivo, tasche e ambiente ringraziano; ma soprattutto tempo stimato, orologio alla mano per i miei soliti 80 mq, è di circa 6\7 minuti compreso il tempo per riscaldare l’acqua. Non vi sembra fantastico ? in circa 10 minuti abbiamo igenizzato i pavimenti di casa.

Ammettetelo, vi siete incuriosite e lei  vi sta facendo gola più di un barattolo di nutella prima del ciclo? Brave !!!! Siete il mio orgoglio, ma ATTENZIONE devo riportarvi alla dura realtà, la mia adorata non è per tutti i tipi di pavimento… ahimè! Va benissimo su tutte le pietre meno, molto meno, sul legno; infatti se avete il parquet in legno desistete,  sul parquet lamellare ( quello finto per intenderci) nessun problema. Ovviamente però, se avete il pavimento in marmo e lo amate  mooolto lucido con la scopa a vapore non otterrete il risultato sperato, anzi.  Una piccola accortezza di utilizzo, l’esperienza insegna, quando state pulendo con la scopa a vapore cercate di passare molto rapidamente vicino i mobili di legno, a lungo andare potreste rischiare di rovinarli.

rotomop ok

Ed ora passiamo a lui, il mio primo amore, il rotomop  o meglio il mocio con la testina rotante e in microfibra. L’ ho desiderato ardentemente  perchè fin da subito ne ho capite le potenzialità, sebbene adesso per motivi di tempo lo utilizzo meno. Il mocio con la testina rotante è adorabile perchè: la micro fibra asciuga molto bene il pavimento; non c’è bisogno di mettere le mani nell’acqua sporca, quindi non si usano guanti; grazie al pedale o all’asta, a seconda dei modelli, strizziamo le frange senza sforzare schiena e polsi; le testine sono lavabili in lavatrice a 40° e quindi per un annetto si riesce a mantenere sempre la stessa, oltre non si può andare perchè perdono in qualità.

Tuttavia, richiede l’utilizzo dei detersivi – mi raccomando cercate sempre quelli meno impattanti per l’ambiente, di solito uso  il winnis’ o il detergente all’ossigeno attivo della offinicina naturè, oppure quello hand made- ; si impiega più tempo per lavare tutta la superficie, ho calcolato che per i miei 80 mq ho bisogno di 30 minuti circa; bisogna smaltire l’acqua sporca e ogni volta che si mette acqua pulita ne servono circa 5 lt, esattamente come quando si usa il sistema della nonna ( spazzolone e straccio per pavimenti).

Dopo questa panoramica sulla pulizia dei pavimenti, che spero essere stata esaustiva ed utile, passo molto volentieri a darvi qualche “ricettina” eco-logica.

Una cosa importate da dire è che, gli ingredienti non sono giusti per tutti i pavimenti, quindi fondamentale è conoscere il proprio pavimento per poter scegliere quale detersivo auto-produrre.

Partiamo dai pavimenti di marmo, granito, pietra. Per la pulizia di questi materiali gli ingredienti sono:

  • 3 lt di acqua calda ( vi ho già detto nel precedente post che l’acqua calda aumenta l’efficacia delle nostre “pozioni”) in cui scioglierete
  • 3 cucchiaini di bicarbonato a cui aggiungere
  • 5 cucchiai di alcol denaturato ( quello rosa per intenderci)
  • 1 bel cucchiaio di sapone di marsiglia grattugiato.

Amalgamate bene gli ingredienti, soprattutto abbiate l’accortezza di far sciogliere bene le scaglie del sapone, e procedete a lavare normalmente.

Piccolo suggerimento: il marsiglia lo grattugio in anticipo e lo conservo nel vasetti di vetro, ovviamente di riciclo, meglio in  un luogo asciutto così non perdo tempo quando mi serve.

Per i pavimenti in gres, ceramica, cemento ( io ho un bel gres lucido),  porosi e laminato gli ingredienti sono:

  • 3 lt di acqua calda, sempre per i motivi già detti, a cui aggiungerete
  • 5 cucchiai di aceto, io uso quello di mele ma anche quello bianco va bene, a cui aggiungerete
  • 5 cucchiai di alcol denaturato ( vedi sopra) e
  • 1 cucchiaio di sapone di masiglia
  • facoltativi gli oli essenziali, personalmente on gli aggiungo.

Amalgamare molto bene e procedere con il lavaggio provare per credere, il mio gres viene una meraviglia.

Per legno e parquet

  • 3 lt di acqua tiepida o fredda
  • 1 cucchiaio di bicarbonato
  • 1 cucchiaio di marsiglia
  • 1 cucchiaio di olio di lino bianco almeno una volta al mese per reidratare il legno.

Come vi ho già detto, nel precedente post ,non sono un chimico e, la mia fonte di ispirazione per queste ricette sono vari blog e siti che trattano l’argomento. La “pozione”per pulire i miei pavimenti  e quelle suggerite le ho prese da http://www.hellogreen.it.

E voi, miei adorati, che routine seguite per la pulizia dei pavimenti, che detergenti usate? Aspetto i vostri commenti.

 

 

 

La Casa, Organizzazione in Pillole

Auto-produciamo…. detersivi

Oggi MaGa’ vi insegna a pulire bagno e piatti in modo super ecologico ed economico!

* * *

Per chi ha fretta o vuole andare dritto al punto: le ricette dei detersivi da auotprodurre le trovate in basso, in chiusura del post. Per tutti gli altri, prima vorrei darvi un po’ di background e qualche informazione in più sul perché ho deciso di autoprodurre i detersivi.

Una amica un giorno mi ha chiesto come mai “perdessi” tempo a fare  i detersivi in casa invece che comprarli.

Suppongo che la stessa domanda venga spontanea a chiunque non abbia questa “passione”.

Innanzitutto, come ho già detto nel precedente post, ho qualche tendenza ecologista nel senso che, nel mio piccolo, cerco di avere dei comportamenti il meno possibile impattanti per l’ambiente, e autoprodurre i detersivi mi consente di risparmiare soldini, produrre meno rifiuti, riutilizzare i contenitori vuoti e non usare i guanti di gomma che sicuramente non sono riciclabili.

Bonus: creare “miscugli” mi diverte da matti.

Non è una perdita di tempo perchè il tempo “speso” in auto produzione ritorna in termini di salubrità del pianeta. Se uso il detersivo per i piatti fatto in casa sicuramente  inquinerò meno rispetto a quando uso quello già pronto.

Ma, capiamo  insieme cosa possiamo “ri-produrre” nella versione ecologica.

In linea di principio qualsiasi detergente e prodotto per l’igiene casa/ persona che si trova in commercio è riproducibile.

Personalmente, però, non “ri-faccio” tutto in quanto non sono un chimico, a tal proposito è giusto essere chiare, anche i prodotti naturali non possono essere miscelati tra di loro a casaccio, esattamente come le sostanze chimiche.

Per questa ragione nei miei “intrugli” uso elementi  che tra  loro si sposano bene e non creano reazioni indesiderate ( questo l’ ho imparato  partecipando a corsi di auto produzione tenuti da persone esperte e seguendo canali youtube o blog ad hoc. Ad esempio uno dei miei blog preferiti sull’argomento è quello di Lucia Cuffaro : http://www.autoproduciamo.it).

La dotazione di partenza non è nè costosa  nè difficile da reperire, al contrario quasi tutto il necessario lo troviamo in dispensa o in bagno! Il mio kit di base è composto da:

  • sapone di marsiglia,
  • acido citrico,
  • sale,
  • limone,
  • aceto
  • e… acqua!

In più occorrono: olii essenziali (facoltativi), qualche spruzzino vuoto, un frullatore ad immersione e i versatilissimi panni in microfibra.

I detersivi che più di frequente autoproduco (e di cui presto condividerò con voi le ricette) sono:

  • detersivo per pulire il bagno (in basso la ricetta)
  • detersivo piatti\lavastoviglie (in basso la ricetta)
  • detersivo per lavatrice (presto altre info)
  • detersivo per i pavimenti (presto altre info)

E dopo tanto leggere passiamo all’azione.

Per la pulizia del bagno  servono solo :

  • Un panetto di sapone di marsiglia esattamente quello che si usa per il bucato.
  • Uno spruzzino che avrete riempito con metà acqua demineralizzata ( quella che si usa per il ferro per intenderci) e metà aceto io preferisco usare quello di mele perchè ha un odore meno pungente ma va bene anche l’aceto bianco ( non è necessario comprare l’aceto “famoso” va benissimo anche quello che si trova nei discount). Questa miscela serve per contrastare il calcare e la “patina” opaca che creerebbe l’olio presente nel sapone di marsiglia.
  • Un buon panno in microfibra.

Vediamo come procedere.

  1. Dopo aver bagnato sotto il rubinetto il panno in micro fibra ed averlo strizzato poco  bisogna passarlo sul panetto di sapone di marsiglia fino ad insaponarlo.
  2.  Quando il panno è bello insaponato potete spruzzarci sopra la miscela di acqua e aceto oppure decidere di spruzzare la miscela direttamente sulla superficie da lavare, io preferisco questa seconda opzione.
  3. Passare il panno,  tutto insaponato, sulla superficie da lavare e risciacquare. Et voilà….
  4. Il bagno è pulito, igienizzato, profumato ma soprattutto non abbiamo speso più di 0,02 centesimi di euro, non abbiamo inquinato e le nostre mani non hanno avuto aggressioni chimiche.

Per il detersivo piatti/lavastoviglie invece abbiamo bisogno di:

  • 3 limoni di media grandezza a cui toglieremo i semi e che faremo a pezzettini piccoli, più piccoli sono meglio è.
  • 300 ml di acqua
  • 200 ml di aceto bianco
  • 200 gr di sale, meglio se fino
  • una pentola per cucinare il composto. Qualsiasi pentola va bene tranne pentole in alluminio perchè con il limone diventano verdi.
  • una cucchiaio di legno per rimestare il composto durante la cottura
  • un frullatore meglio se ad immersione.
  • Vasetti di vetro o dispenser .

Come procedere:

  1. Frullare i limoni  precedentemente fatti a pezzi insieme a circa 200 ml di acqua, se stiamo usando il sale grosso aggiungere anche il sale.  Ridurre i limoni il più finemente possibile.
  2. Nella pentola versare la “pappetta” dei limoni e il resto degli ingredienti.
  3. Portare a bollore il composto a fuoco medio, una volta raggiunto il bollore far cucinare a fuoco basso per circa 15 minuti e mescolare  con il cucchiaio di legno per evitare che il composto si attacchi alla pentola. Se l’odore dell’aceto vi da fastidio aprite la finestra.
  4. Quando il composto avrà assunto la consistenza di una crema per dolci sarà pronto. Se ci sono dei grumi si può ripassare con il frullatore ad immersione.
  5. Lasciate raffreddare. Quando il composto sarà freddo mettetelo nei vasetti di vetro, chiudete bene e mettete in frigo si conserverà per circa 2 mesi…. ovviamente sul vasetto avrete avuto cura di apporvi una bella etichetta per ricordarne il contenuto! Ma se per sbaglio lo assaggiate non c’è da preoccuparsi, non è dannoso!

Come usarlo

Se i piatti li lavate a mano è sufficiente una bacinella di acqua abbastanza calda , che ne aumenta il potere sgrassante, in cui scioglierete un paio di cucchiai del nostro composto e all’occorrenza potete aggiungere direttamente sulla spugna, come un normale detersivo. Attenzione però, se siete amanti della schiuma ne resterete deluse non ne fa ma, in compenso però profuma, sgrassa in maniera sublime e non  secca le mani.

Se invece usate la lavastoviglie mettere 3-4 cucchiai di composto nella vaschetta del detersivo, dovete solo avere l’accortezza di aver svuotato la lavastoviglie dal sale e dal brillantante, e far partire il ciclo normale di lavaggio. Non immaginate la sorpresa che ne avrete. Provare per credere!

Ovviamente ci sono altre “ricette” per il detersivo piatti ma oggi ho voluto regalarvi la mia preferita.

E voi cosa usate per le pulizie di casa? Siamo curiose di scoprirlo.

il guardaroba

Organizzare il guardaroba: I trucchi dei Personal Organizer!

Ora che avete iniziato a liberarvi di qualche indumento che non utilizzate più; ora che avete compreso le cause che vi hanno portato ad accumulare così tanta roba e sapete come prevenirle per il futuro; sono certa che state iniziando a vedere, sia pur tra gli spiragli, la parete opposta dell’armadio, e siete pronti per cominciare a mettere in ordine quello che avete, anche se magari l’opera di decluttering non è ancora finita.

Tenete sempre a mente che è inutile organizzare roba inutilizzata, e ancor più è uno spreco di denaro e risorse comprare nuovi/e scatole, ripiani, armadi per “sistemare” roba che non usate. Quindi, iniziate pure a mettere in ordine le cose, ma continuate a guardare con occhio attento quello che c’è nell’armadio e nella vostra casa, facendo attenzione a quello che occupa a buon titolo lo spazio della vostra casa (perché lo utilizzate), eliminando pian piano tutto il resto.

Iniziamo quindi a mettere le mani in pasta ed a “ordinare”. Condividerò oggi con voi alcuni trucchetti da personal organizer per organizzare l’armadio, che vi faranno immediatamente respirare un’aria nuova nel vostro guardaroba, scegliere più velocemente gli indumenti da indossare ogni mattina e, con il tempo, individuare con un colpo d’occhio quelli che non utilizzate.

Pronte? cominciamo allora da…

A – Le grucce. Innanzi tutto li-be-ra-te-vi immediatamente di tutte le grucce della lavanderia, quelle di filo di ferro. Adesso! Sono tristi ma soprattutto sono poco funzionali, bucano i cardigan, rovinano i maglioni ed è molto facile che si impiglino nelle maglie.
L’ideale sarebbe utilizzare tutte grucce dello stesso tipo e/o colore o quanto meno destinare un tipo/colore di gruccia ad ogni membro della famiglia o sezione dell’armadio (vedi la foto-gallery sotto per un esempio). E’ un piccolo accorgimento ma che contribuirà a darvi un immediato senso di ordine nell’armadio ed in più la voglia di preservarlo il più a lungo possibile. Provare per credere!
Vietato appendere più di un indumento su ogni gruccia. Farlo crea disordine, sgualcisce gli abiti e 9 volte su 10 vi intralcia l’operazione di prelievo del capo che desiderate.

In tema di grucce, un trucchetto che vi aiuta ad individuare gli abiti che non utilizzate è quello di appendere tutte le grucce con il gancio rivolto al contrario (verso la parete dell’armadio), per poi girare il gancio verso di voi, e cioè nella posizione più comoda, quando riponete lo stesso vestito a posto dopo averlo lavato/stirato (vedi la foto-gallery sotto). Al prossimo cambio di stagione vi renderete facilmente conto che gli abiti che sono rimasti appesi con la gruccia al contrario sono quelli che non avete utilizzato mai e che potreste dare via.

B – Gli abiti da appendere:

  1. Appendete il maggior numero di abiti che il vostro armadio vi consente (sia per dimensione, sia per resistenza dell’asta: preferite sempre aste di ferro a quelle di plastica, se il vostro armadio ha in dotazione aste appendiabiti di plastica, come il mio, vi suggerisco di cambiarla il prima possibile). Appendere gli abiti è la soluzione che più di altre contribuisce a mantenere l’ordine (e la visibilità), a patto che l’armadio non sia eccessivamente pieno (e sapete già cosa fare per svuotarlo un po’).
    Si sottraggono a questa regola gli indumenti che potrebbero essere danneggiati dall’essere appesi, come ad esempio i maglioni di lana, oppure quelli che non si sgualciscono facilmente (come i jeans).
  2. Gli abiti appesi non devono essere ammassati, deve poterci essere spazio per muovere le grucce, vedere i vestiti, prendere e riporre gli abiti senza far cadere o sgualcire gli altri già appesi. Se vi sembra impossibile, vuol dire che nel vostro armadio c’è troppa roba, e dovete ancora svolgere gli esercizi precedenti!
  3. Cercate di appendere gli abiti tutti dallo stesso verso, scegliete voi se verso destra o verso sinistra a seconda del punto da cui osservate il guardaroba, il concetto è che dovete poter vedere il davanti di tutti i vestiti semplicemente “sfogliando” le grucce, come se fossero in mostra in un negozio.
  4. Disponete gli abiti per tipo e per colore. Decidete voi liberamente l’ordine di disposizione in base al criterio che per voi abbia più senso, l’importante è che tutte le giacche siano insieme, tutti i cardigan siano insieme, tutte le gonne, le camicie, e così via… All’interno dello stesso tipo di indumento, suddividete anche per colore. Non occorre seguire l’ordine cromatico dell’arcobaleno, l’importante è che tutte le camicie bianche siano vicine, tutte le giacche nere vicine, e così via… (questo vi aiuterà anche a capire se avete comprato troppe camicie hawaiane rispetto alle occasioni di reale utilizzo!). Per un tocco in più potete anche aggiungere delle etichette o delle “bandierine” per dividere le sezioni.

Un altro trucchetto per individuare gli abiti che non indossate (in aggiunta o in alternativa a quello delle grucce al contrario) è quello di riporre gli abiti lavati sempre all’estrema destra (o sinistra, decidete voi) nella loro categoria di appartenenza. Così facendo, al prossimo cambio di stagione, saprete che quelli che non si sono mossi dalla loro posizione originaria, sono quelli che utilizzate meno (o per nulla, se addirittura hanno anche la gruccia al contrario!).

 

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C – Gli abiti piegati:

Qui potremmo aprire un nuovo capitolo, per cui magari ci torneremo in futuro con ulteriori consigli.
Piegare gli indumenti è la soluzione che meglio si presta ad armadi ristretti, in quanto consente di massimizzare lo spazio a disposizione. Ognuno ha le sue preferenze e esigenze, i consigli di massima che posso darvi ora sono i seguenti:

  1. Stabilite uno spazio limite. Adibite una/due/tre mensole (secondo esigenze e preferenze) ad una tipologia di indumento e non superate quel limite: se avete già raggiunto il vostro limite “di spazio fisico” e comprate un nuovo capo, sbarazzatevi di uno vecchio/usurato o che non usate più appartenente a quella stessa categoria (regola one in-one out). Come per gli abiti appesi, raggruppare in un unico posto la stessa tipologia di indumenti consente di capire a colpo d’occhio quanto di quella tipologia abbiamo già accumulato, limitando il rischio di acquisti eccessivi/compulsivi.
  2. Piegate con cura gli indumenti in modo da evitare che si aggrenziscano e siate costretti a stirarli prima di indossarli (o peggio vostro marito li lasci lì alla rinfusa aumentando il disordine). A tal proposito posso dirvi che, in base alla mia esperienza, il metodo Konmari per piegare gli indumenti non è l’ideale sotto questo aspetto. Forse va bene solo per i jeans. Inoltre se non siete gli unici ad occuparvi del bucato (es. avete una signora o altro membro della famiglia che vi aiuta oppure portate i panni in stireria) occorre ogni volta spiegare/ricordare loro il metodo, con il rischio di perdere tempo e pazienza ove non correttamente applicato (in generale ritengo che tutto il metodo Konmari non tiene conto delle dinamiche di coabitazione e condivisione degli spazi, ma questo è un altro capitolo!)
  3. Evitate di creare due file di panni sui ripiani profondi se ciò compromette la visibilità e l’accesso a quello che si trova dietro. La regola d’oro di qualsiasi progetto organizzativo è la visibilità. Tutto quello che non è visibile/accessibile è come se non esistesse e, state certi che non verrà trovato quando se ne ha bisogno.  Scegliete invece di disporre i panni in file affiancate o comunque ben visibili ed accessibili anche se poste una davanti all’altra. Ricordate: non è un male che ci sia spazio vuoto su un ripiano!
  4. Limitate l’altezza dei ripiani: nella mia esperienza posso dire che ripiani troppo distanziati tra loro in altezza facilitano la creazione di nuovo disordine: pile di panni troppo alte che si accasciano su se stesse, roba “appoggiata” invece di essere ripiegata o appesa, ecc… ecc… I ripiani troppo alti o troppo profondi hanno lo stesso effetto del filo lungo per la sarta: s t r e s s!
  5. Lasciate dello spazio libero: non occupate tutti gli anfratti e tutti gli angoli, lasciate spazio sia per gli indumenti in lavatrice/da stirare (si, quelli ce li dimentichiamo sempre!!!) sia per il nuovo (purché non superfluo! 😉 ) ma soprattutto per agevolarvi nel prendere e riporre i panni nelle vostre operazioni quotidiane. Fate respirare quei poveri vestiti, vi garantisco che anche voi non sentirete più quel senso di oppressione e claustrofobia aprendo l’armadio.

Naturalmente non abbiamo certamente finito qui. C’è ancora tanto da sistemare, accessori, scarpe, cappotti… Ma oggi (anzi, questa settimana, ché l’armadio non è cosa che si sistema in poche ore!) abbiamo già fatto un buon lavoro.

Datevi una pacca sulla spalla, portate al centro donazione la roba che non usate più e noi ci diamo appuntamento alla prossima puntata per altri consigli per il vostro guardaroba.

Anzi, prima di chiudere, ancora un paio di consigli: 1) non aspettate il prossimo cambio di stagione per riordinare l’armadio (o una porzione di esso). Questo è un errore che io stessa ho commesso molte volte: rimandare il riordino al prossimo cambio. Questo provoca due tragici effetti: il disordine aumenta (perché mi adagio sul pensiero che “a breve” toglierò di mezzo la roba non più di stagione e sistemerò l’altra) rende più complicato il cambio di stagione stesso, richiedendovi il doppio del tempo. Senza contare che spesso il cambio di temperatura è repentino e ci costringe a fare le cose di fretta. 2) Fate piccoli passi alla volta. Riordinare e liberarsi del superfluo è un processo che richiede tempo. Ordinate una sezione alla volta e partite da quella che vi darebbe un beneficio più immediato (es. roba che usate al lavoro, oppure l’armadio del vostro partner o dei figli, sempre fonte di stress quando si deve riporre la roba stirata!!!).

Ultimo ma non meno importante: fate una foto del prima e del dopo. Vi aiuterà a sentirmi motivati e magari… potete condividerla anche con noi nei commenti! 🙂